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Judea Pearl, DAG e rivoluzione causale - immagine ufficiale della lezione su GinnyTech, creata da AD

Judea Pearl, DAG, and the causal revolution

How Pearl transformed statistics from descriptive to causal and what it means for the analyst.

AD
Created byAndrii Dyshkantiuk
Lesson 204 / 236Level: AdvancedDuration: 18 minPrerequisites: 1

What you will learn

  • Classificare una domanda analitica nei tre livelli di Pearl, associazione, intervento e controfattuale
  • Disegnare un DAG con frecce causali e assunzioni di non causalità esplicite
  • Applicare il criterio della backdoor per scegliere quali confondenti controllare

Judea Pearl, DAG, and the causal revolution

Nel binario ml-tabellare, per decidere sotto incertezza non basta osservare correlazioni. Serve un metodo per distinguere associazione e causalità. Il lavoro di Judea Pearl, con i DAG e quella che lui chiama la rivoluzione causale, dà gli strumenti per rendere esplicite le assunzioni, riconoscere i confondenti e ragionare sugli interventi.

La rivoluzione in una frase

La rivoluzione causale di Pearl separa tre domande diverse, vedere, fare e immaginare alternative, e assegna a ciascuna i suoi strumenti invece di chiedere tutto alla correlazione. Se la tua domanda è “cosa succede se intervengo”, la correlazione da sola non basta mai.

Pearl’s three levels of causality

LevelNameQuestionTool
L1AssociationCosa vedoConditional probability, correlation, regression
L2InterventionCosa succede se faccio XDAG con do-calculus, esperimenti randomizzati
L3CounterfactualCosa sarebbe successo se avessi fatto Y invece di XModelli strutturali causali

Non puoi rispondere a domande di L2 o L3 usando solo strumenti di L1. Un modello di regressione descrive associazioni. Per passare a cosa succede se fai X devi avere un modello causale esplicito.

Verdetto: se la domanda parla di interventi, modella il grafo e progetta l’esperimento, perché nessuna regressione su dati osservati risponde da sola a cosa succede se fai X.

DAGs: Directed Acyclic Graphs

A DAG è un grafo diretto aciclico che rappresenta relazioni causali tra variabili. Una freccia indica causalità diretta. L’assenza di freccia è un’assunzione altrettanto importante di non causalità.

Example: ice cream and drownings

flowchart TD
  A["Summer Temperature"] --> B["Ice Cream Sales"]
  A --> C["Drownings"]

Summer temperature causes both ice cream sales and drownings. There’s no arrow between ice cream and drownings: we assume no direct causality. Controlling for temperature, the correlation disappears.

Example: app onboarding

flowchart LR
  A["Onboarding quality"] --> B["Day 0 activation"]
  B --> C["Day 7 retention"]
  A --> C

Due percorsi causali dall’onboarding alla retention: uno mediato dall’attivazione, uno diretto. Il DAG mostra quali variabili controllare per isolare l’effetto.

The do-operator: distinguere vedere da fare

P(Y | X) è la probabilità di Y given that I have observed X, ed è una domanda di livello L1. P(Y | do(X)) è la probabilità di Y if I force X, ed è una domanda di livello L2.

Esempio: chi usa la feature search ha retention più alta. La probabilità condizionata è alta, ma cosa succede se forzi un utente a usare la search potrebbe essere tutt’altra cosa. Forzare è esattamente ciò che fa un A/B test. Senza esperimenti puoi approssimare l’intervento aggiustando per i confondenti, ma ti serve conoscere il DAG.

How to apply Pearl today

Disegna il DAG prima di modellare, anche solo con carta e penna. Chiediti quali variabili causano quali e cosa confonde cosa. Poi individua il livello della tua analisi: se la domanda è di tipo L2 ma stai usando strumenti L1, stai rispondendo male alla domanda sbagliata. Infine applica il criterio della backdoor: per stimare l’effetto causale di X over Y, controlla tutte le variabili che causano sia X sia Y.

Cinque passi per un’analisi causale

  1. Scrivi la domanda causale e classificala: osservazione, intervento o controfattuale.
  2. Disegna il grafo delle variabili con le frecce che credi vere e quelle che escludi.
  3. Individua i confondenti, cioè le variabili che causano sia l’esposizione sia l’esito.
  4. Se puoi, randomizza l’intervento e misura l’effetto sul gruppo trattato.
  5. Se non puoi, aggiusta solo per i confondenti e dichiara le assunzioni non verificabili.

Typical mistake to avoid

Questa lezione non è una definizione da ricordare, è un protocollo decisionale. Evita di presentare metriche senza baseline, grafici senza ipotesi o raccomandazioni senza stimare il costo dell’errore. Chiediti sempre: se questo risultato fosse falso, quale decisione sbaglieresti. Se non sai rispondere, devi approfondire prima di decidere.

References: Pearl, J. (2000). Causality: Models, Reasoning, and Inference. Cambridge University Press. Pearl, J. e Mackenzie, D. (2018). The Book of Why. Basic Books. Pearl, J., Glymour, M. e Jewell, N. P. (2016). Causal Inference in Statistics: A Primer. Wiley.

La pompa che ha anticipato Pearl

Durante l’epidemia di colera del 1854 a Soho, Londra, John Snow segnò ogni caso su una mappa e trovò una concentrazione anomala intorno alla pompa di Broad Street. Invece di fermarsi alla correlazione, convinse le autorità a rimuovere la maniglia della pompa, forzando la variabile sospetta come in un intervento pianificato. La distribuzione dei casi reggeva solo leggendo la pompa come causa comune, non come coincidenza. È la lezione di Pearl con 150 anni di anticipo: il grafo va disegnato prima e l’intervento decide cosa è causa.

Domande per chiudere la lezione

  1. La tua domanda chiede cosa vedi, cosa succede se intervieni o cosa sarebbe successo?
  2. Quale freccia del tuo grafo è un’assunzione e non un fatto?
  3. Quale confondente causa sia l’esposizione sia l’esito nel tuo caso?
  4. Cosa ti impedisce di randomizzare e come lo compensi?
Serve una mano concreta?

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